giovedì 29 giugno 2017

"Quel tipo è troppo abbronzato." SPECIALE RUBRICA ESTIVA #1. Neil Cicierega - Mouth Moods (2017)

ovvero
La gentrificazione della top chart hit


Oggi mi sono allacciato le scarpe al primo tentativo; travolto da questo ciclone di serendipity è chiaro che non potevo starmene con le mani in mano:
bisognava creare una rubrica estiva.
Ordunque, la sfida alla nostra oramai conclamata improduttività è lanciata:
10 settimane; 10 puntate; 10 albums; 10 stringati consigli e/o sconsigli per allietare un'estate all'insegna della pesca di frodo, dell'innalzamento di obelischi a Thoth e della balneazione a Innsmouth. Ci proviamo almeno. Dàghe col primo manicaretto.

Zio Carne, il vostro sommellier di diarrea preferito, aprirebbe le danze con un finissimo prodotto della manifatturiera arte del mash up, vale a dire l'ultima fatica dell'enfant prodige del taglia-e-cuci musicale 4.0, il Feldmaresciallo del mongolismo internettiano, uno degli Inventori dell'umorismo cibernetico come lo conosciamo: parlo di Neil Cicierega.



Costui, quatto quatto, ha creato l'animutation, ovvero lo stilema nel quale oggi si muovono volenti o nolenti un po' tutte le animazioni del cazzo idiote e conturbanti che infestano il Tubo. Il bel Neil da anni sforna peraltro vagonate di dischi sotto il progetto Lemon Demon (dai titoli soavemente gonfiaglande come Dinosaurchestra e affini). Sta anche con una ragguardevole bernarda. Ma è con i suoi mirabili lavori di tagliuzzamento di classici della pop music che mi ha solleticato oltremodo le grifagne onecchie, e il fresco Mouth Moods ne è la stella più fulgida. Non mi sogno nemmeno di togliervi la delizia di scoprire (nel caso non lo aveste mai sentito nominare, alla fine qui da noi l'ho sentito menzionar poco) perle nate dal più puro e schizofrenico artigianato, da un labor limae che finisce per rendere le tracce sacrificali offerte in libagione all'imberbe satanasso irriconoscibili ed esilaranti, tanto da farne un cortocircuito danzereccio per mutilati psichici, dando un aroma tutto nuovo e fresco anche a esecrabili canzonette o jingle dell'era d'oro di Mtv che riuscivano a darci l'atrabile seduta stante. Non mancano eroiche misture transgenere al limite della bestemmia (Under Pressure e gli Smash Mouth, a questo giro sopra tutto e tutti).
Scimmia istantanea garantita. Riderete come palotini alle prese col primo pestaggio.
Mi limito a mettere il soundcloud visto che i Cavalieri del Cazzo e della Merda non trovano di meglio che segnalare i suoi video a destra e ammanca per violazione dei gobiràitt.
Solo robba di qualità qui, scordatevi le copromachie di sedicenti rapper milanesi ciùla protetti dai poteri forti, Despacito ve lo mettete nel culo


In poche parole, QUESTO è l'easy listening che noi vogliamo. E ogni metalzovista che si rispetti dovrebbe pensarla come noi, porco di un cristo lurido

 Il vostro ermeneutico
Zio Carne

Neil Cicierega - Mouth Moods / 2017 / autoprodotto

mercoledì 24 maggio 2017

Gateau di corvi con marmellata al lappone: Havukruunu - Kelle Surut Soi



מַה שֶּׁהָיָה הוּא שֶׁיִּהְיֶה וּמַה שֶּׁנַּעֲשָׂה הוּשׁ
  שֶׁיֵּעָשֶׂה וְאֵין כָּל חָדָשׁ תַּחַת הַשָּׁמֶשׁ
"Giorno nuovo, stessa merda", diceva Qoelet, e certo aveva ragione, però se ti piace sguazzarci non è poi brutto come sembra. Io è qualche anno che mi annoio, musicalmente parlando, e ripesco di continuo dagli anni '80, ma soprattutto '90, perchè ci son rimasto, e mi muovo poco da quei canoni lì: sono pigro, lazzarone e autoreferenziale.
Detto ciò veniamo al secondo LP di sti finnici, che altro non sono che Moonsorrow Hornazzati con, non so, un tocco di Immortal, Bathory e Windir. Beh, non suona così male in effetti...
NO DIO CAN, male per niente! Il duo (?) ci dà in pasto esattamente (suppergiù) lo stesso polpettone paganoepicolentopoivelocearpeggiocoroscreamcavalcataefuriasbemsbemsbem
che ci siamo trangugiati centinaia di altre volte e... porcamadonna che buono è.

Katso merta

S. Mattanza

Havukruunu - Kelle Surut Soi / 2017 / Naturmacht Productions

domenica 7 maggio 2017

#CuoreDiCarne: Neurosis - Through Silver in Blood (1996)



E' un periodo in cui mi sento in dovere di tirare alcune somme da quello che sto ascoltando prima di cianciare qui, perciò spezzo il silenzio ahimè lungo per buttare un piccolo bonus.
Siccome viva la fantasia, con l'odierna nascente rubrica vorrei parlare in sintesi di alcuni dei dischi che hanno forgiato il mio spirito e che mi hanno reso il supercarismatico spaccafregne che sono oggi. Sto giro si va di Neurosis.
Saltando lapalissiani convenevoli che appesantirebbero il post con informazioni e coordinate del cazzo e della merda facilmente raccattabili altrove, incensiamo un pochino Through Silver in Blood (fratellino più feroce e debordante del - forse - capolavoro di piena maturità Times of Grace), che si incastra all'esatto giro di boa del periodo più fruttifero e ispirato di una delle formazioni maggiormente influenti del bel periodazzo dei '90.

Se dovessi pensare a cosa succede ad una mente che si frattura e collassa nell'orrore del fuoco nero che si rivolta tra le fibre più intime del nostro essere, del nostro sentire, non avrei dubbi. Questo disco è un'incursione in una batisfera scricchiolante laggiù in fondo, armati solo della nostra pellaccia rancida. 70 minuti di apnea in un cuore magmatico, il nostro, in una matassa di inquietudini che non c'entra un cazzo con esoterismo, culti bislacchi, satanassi, adorazione di nerchie di maiale o smembramenti rituali. Male puro e inesplicabile, fatalismo, la percezione dell'irrecuperabile immobilità e inutilità di ogni cosa: questi gli ingredienti del malessere compatto, assoluto che faranno sì che queste 9 tracce vi si insinuino nel sistema limbico e vi consumino ad un livello più ancestrale rispetto a quello che può farvi una enumerazione delle virtù di Belial, o un catalogo di crocifissi che torturano sfinteri. (Ve lo dice un grande amante del black e del gore tout-court eh, non fraintendete.)
Mi pare lampante dalle prime battute dell'incedere tribale della title track che questo è un disco fatto per essere inconcepibile, sconsiderato, sconvolgente, oltre che difficilmente riproponibile (è tuttora uno dei meno suonati ai concerti) in virtù di una scelta di missaggio inesplicabile e ai limiti dell'udibile, nonchè della masnada di effettaggi mostruosi che bombardano e saturano ogni anfratto delle tracce; i bassi, sempre di prim'ordine nei lavori del sestetto di Oakland, qui raggiungono un apice di crudeltà e terremototraggedia mai più ripetuto nei lavori seguenti... Per non parlare delle voci:  irriconoscibili, agghiaccianti, da incubo.
Segue Eye, l'assenza totale di melodia su cui spiccano le urla sguaiate di un combo Kelly/Von Till che non sarà mai più così raggelante;  abbiamo i 12 minuti di mantra doom-sludge di Purify; il centro più sofferente di Locust Star e Strength of Fates; il mormorio di Become the Ocean che ci prepara allo sfacelo finale del dittico Aeon - Enclosure in Flames, pronto a strapparci di dosso gli ultimi filetti di carne rimasti a ricevere i colpi di una tempesta di spilli.
Von Till, Kelly e compagnia cantante in stato di grazia (senza tralasciare un mirabile Billy Anderson a curare la produzione insieme alla band) realizzano un glifo, un artefatto degno del cubo di Clive-Barkeriana memoria in grado di sbrigliare un mondo fatto di abissi gorgoglianti e al contempo di infinite distese di nulla, in cui entità prive di luce, non meno fredde delle acque piatte dei laghi salati da cui emergono o delle pareti di antracite nelle quali sono incastonate, torreggiano e terrorizzano, in silenzio. Noi assistiamo alla tragedia che si dispiega e abbraccia tutto, non possiamo fare alcunchè se non vedere, senza nemmeno ben sapere perchè; cercare riparo dalla marea, dal vento sarebbe inutile. Restare qui ci consumerà fino all'ultimo granello di niente, ma almeno avremo visto.
Through Silver in Blood è davvero tutto qui: dissonanze continue, ritmi possenti, spossanti e spietati, atmosfere opprimenti, urla inumane, uso massiccio di sintetizzatore e piano, un violoncello, una cornamusa, ondate di riff tellurici e scriteriati che esplodono solo per lasciare spazio a un'altra bonaccia, un clima di sostanziale inconsolabilità che ci inzupperà come un bel savoiardo fracico. Uno dei pochissimi album che riesca così bene nel suo intento di trascinarci in un gorgo di incomunicabile disperazione - uno all'altezza può essere Stormcrowfleet* degli Skepticism. Sono comunque pochi per me, andando così a memoria.

Infine, i testi. Piuttosto di girarci attorno con parole che non saprei neanche usare bene, dirò semplicemente che i testi dei Neurosis mi mettono paura. Non mi sono manco mai messo a cercare i termini che mi apparivano meno chiari; mai ho tentato di dare un significato mio a lyrics così piene, dure, senza fronzoli, granitiche come la musica che illustrano; sul serio, come si fa a dormire sonni tranquilli dopo che hai letto roba tipo "Drowning in the birth / Place of the sun / Descending the path / Of an ascending god / Purify my hells to / Climb the heavens / Sacrifice the flesh / Feeding solar visions"
o
"Blazing eye sees all / Nature of firey triumph / Patterns unfold / Whispers revealing / Path of spiral reaps / Fetal buried gold / Humbled in the womb / A centre opens / To the unknown" ?
Queste non sono parole: sono talismani, formule sacramentali in forma di indovinello per evocare davanti ai nostri occhi l'abisso che siamo noi stessi e per venirne inevitabilmente divorati.
Userò un estratto da un pezzo degli Uochi Toki che rende bene quello che l'ascolto dei Neurosis mi incute. Alla prossima, buonanotte e buone botte al cristo canaro.
"Vedo esistere entità provenienti da una dimensione senza forma e senza nome, solo che a differenza di uno Cthulhu o Yog-Sothoth non sono necessariamente nefaste od orrorifiche e nemmeno candide e benefiche: sono volontà ermetiche, autonome, che percepisci per un attimo, che appaiono evocate da formule magiche, non ancestrali od arcaiche, bensì nascoste nelle frange invisibili del caso, in un presente che non può essere toccato."

Il vostro totem di dolore
Zio Carne

*un grazie a Sancio Mattanza, in ritardo di qualche anno

Neurosis - Through Silver in Blood / 1996 / Relapse

venerdì 31 marzo 2017

S.P.Q.F. - Sono Priapici Questi Francesi! ovvero: PRYAPISME - 3 dischi per guadagnarsi una diffida




Nell'immagine: un ascoltatore del nuovo prog-metal francese
fa sfoggio delle sue palesi superiorità evolutive


Due mesi.
Più di due mesi che il Collettivo non aggiorna una fava di cristo. Ma son tempi duri in cui la vita vera bussa alle porte, perdonateci. Affitti da pagare, giovani anime da circuire, conti da far quadrare con il sangue. Come se non bastasse: il buon Sancio è andato a bonzi durante l'inverno e mo' sta smaltendo l'elefantiasi, e Ljapah è ancora presa con il suo allestimento di pastasciutte da parata. Io sono stato purtroppo impegnato a procurarmi un nuovo organismo ospite, per poi ritrovarmi infognato tra capo e colon in un bailamme controspionistico-rocambolesco tra il Cairo e l'Europa continentale in stile V. di Thomas Pynchon e, cribbio, quanto mi manca il tocco di quell'eunuco maltese sul mio corpo...
Ma basta pugnette e veniamo alla segnalazione odierna! Asciugandomi lacrime di sperma amaro ripenso alla fuga interdoganale che mi ha portato fino in terre transalpine e nondimeno ad imbattermi in un'entità curiosa e falotica.
Tenetevi forte merde, che per farci perdonare oggi si parla di 3 dischi. Dei Pryapisme, per giunta.
E quindi, come un novello ispettore Clouseau della Sûreté, con gioia vi invito ad accomodarvi nella stònsa, stiamo per iniziare...

Un antro fatato nei pressi di Limoges e non lontano da Vichy, quella Clermont-Ferrand compres(s)a tra il bacino della Loira, Lione, la Turenna che ancora emana afrore di Rabelais; da qui, ormai da oltre una decade prorompono gli impasti sonori sboronissimi di un gruppetto di giovani amanti della figa e della sperimentazione ma quella fatta con piglio scemotto, quella che piace a noi, insomma #inculoaMaxRichter is the way a-ha a-ha I like it.
Il nome Pryapisme, oltre che all'amore per la bagiongia e le goliardiche fanfaluche affini all'autoctono autore del Gargantua, rimanda anche alla fisiologica reazione che l'ascolto della loro musica scatenerà in voi (se di lor siete degni). Ma credo basti la prima manciata di secondi del loro superlativo lavoro del 2013 Hyperblast Super Collider per farsi un'idea di quanto questi carichino sulla briscolina.
Lo ammetto, da buon nabbo rincoglionito dalle serate Erasmus non diedi loro il giusto credito così, di primo acchito. In pratica: un umile simpatizzante di break-core, glitch-core e chiptune beverina come il sottoscritto pensò tutt'al più a dei fratelloni più coglionazzi e scafati degli Anamanaguchi, o ad un ensemble di metallari con una platonica attrazione per un Venetian Snares, diciamo così. Andando al punto, "Heh-heh bella programmazione, giovane padawan, ma invero costoro non suonano", disse la merda. Successe anni fa, e di recente mi sono reso conto che invece un bel cazzo. SUONANO. TUTTO.
Chiaro che, alla luce di questa rivelazione, pensare alle partiture che i gonzi realizzano e performano in modo impeccabile fa giustamente esplodere i calzoni! [e chiaro che fa sborare dall'ano ancor di più se si pensa che qua da noi scimmioni si fa tuttora a gara a chi mette più in alto nelle top ten untermenschen del calibro di Calcutta, Pop_X o i Thegiornalisti vaccamadonna il male anale]
Manco si riesce a star dietro alle piroette che questi fottibaguette ti piazzano lì come nulla fosse, pronti a pisciarti in culo cambiando completamente genere e registro ogni 8-9 secondi e continuando così, lasciandoti sempre più fuso e deconcentrato, spostando ancora il focus del pezzo, o del riff, qualche centimetro più in là di dove tu credevi si andasse a parare; e così via, prendendoti per il culo e deliziandoti ad libitum (parliamo di pezzi che mediamente vanno sempre oltre i 5 minuti), come un folle carosello cyberpunk fuori controllo che ti frolla l'anima dritto dalle orecchie e continua a girare, girare...
Ma come assimilare un guazzabuglio assordante di synth isterici, batteria tra la mazurka e il blast beat più forsennato, chitarre birichine e una bulimia di campionamenti quasi insostenibile? Semplice, si inventa un genere. Difatti la gabola è presto spiegata: i simpatici smargiassi magnalumaghe nemici dell'igiene rettale hanno coniato un termine per definire la propria roba, e attorno a tale, unico, concetto si attorciglierà l'intera loro composizione; si parlerà quindi da qui in poi a ragion veduta di rococo-core; e, come in tutte le opere di genio, non è la noiosa domanda "Ma come gli è potuto passare p'a capa?" a sorgere, bensì un sornione "Non poteva essere diversamente!".
Rococo-core parla da sè: chiassosità, sbrodolate di note tra il barocco e il funambolico, tempi più dispari delle dita di un napoletano a capodanno, moltitudini di scambi e tracce a spruzzo molesto, fregi di samples che colano dalle fottute pareti (arriviamo ad apprezzare le fusa di un gatto) e centinaia di riferimenti più o meno alti (stralci di frasi da filmozzi italioti di serie b sono sempre ben accetti); aggiungiamoci un onnipresente gatto certosino satanista che fa capolino da ogni pertugio e les jeux sont faits, cochon de Dieu! 
S'è fatta una certa, quindi direi...guida all'ascolto! In ordine di come li ho sentiti, poche pugnette:


Hyperblast Super Collider ci accoglie come un Max Hardcore dei tempi d'oro accoglierebbe una implume e timorosa Piper Perri, ovvero con una colossale sburrata sulle gengive ridendo e scatarrandoci addosso e pigliandoci a sganassoni sulle orbite, lasciandoci zuppi e annichiliti per alcuni lunghi attimi di rabbia e vergogna; ed è allora, dopo l'iniziale sbigottimento, che capiamo, capiamo di aver sempre voluto fare la p u t t a n a, e più di tutto godere dell'essere vessati e soverchiati dall'altrui magnitudine amatoria. Il festone che i Nostri mettono su è un turbine di idiozia e creatività che azzardo a definire patafisico, ma che per motivi che non debbo aver afferrato sto misturone non è nè ripetitivo nè indigesto, magniloquenza e divertimento si alimentano a vicenda; così tanta carne al fuoco, così tanto sfarzo, eppure vogliamo solo tenere il tempo, pogare e tirar giù le pareti a craniate ululando Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn! Andando così a memoria, solo i Mr. Bungle sono riusciti in questo intento d'alta cucina, soprattutto in quella pietra miliare che è Disco Volante (1995). E pensare che costoro non possono contare nè sulla voce nè sul carisma belluino di un Mike Patton, che nel dubbio aiuta sempre. E' proprio questo che mi sono sembrati i nostri puzzoni d'oltralpe, dei Mr. Bungle nerdissimi e goliardi che hanno filtrato come bivalvi coglioni e assimilato avidamente un po' tutte le correnti che hanno maggiormente caratterizzato il post-2000 in merito a musica e arti visive nel boschetto al limitare tra cultura pop e humus alternativo: il sincretismo, il ritorno di fiamma per i giochini a 8 e 16 bit, il mash-up e il citazionismo, la neopsichedelia et affini, le atmosfere acide e disturbanti che ricordano videogiochi come quelli di Suda51. Inutile che vi dica che il postmoderno cola come blob da ogni poro di questo gioiellino, e un sano infantilistico trashume gli fa compagnia più o meno ovunque. Schioppatevi il video di "Un druide est giboyeux lorsqu'il se prend pour un neutrino" per vivere un'esperienza ai limiti della gorestorm.
Sentirete trombe, fisarmoniche, clarinetti e bonghi infiltrarsi tutti assieme su di un riff black metal violentissimo; gioirete mentre violini e frotte di tunz tunz accompagnano con egual grazia temi degni di un livello di Kirby; potrete bearvi delle clamorose rullate thrash interrotte da marimbe e miagolii di dolci gattini, per poi planare sotto cascate di cacofonie e glitch che farebbero commuovere il Fank Zappa di Jazz from Hell. E poi ancora sassofoni (con doverosa strizzata d'occhio all'idrofobo Zorn), momenti in stile big band, ocarine, grind, piano bar, il rumore di Super Mario che magna il fungo... è davvero la sagra della bernarda per noi che ci arrapavamo con Carry stress in the jaw e allestivamo messe negre con sotto Ma meeshka mow skwoz, sempre dei succitati Messer Bungle. Mai come oggi è corretto dire che forse qui dentro c'è quasi tutto il sentibile (e mobbasta anche).
Ogni traccia dell'album, nonostante la durata ragguardevole (54 minuti per chi bazzica in questo non-genere sono un'eternità), è degna di moltissimi ascolti, a patto di avere una soglia dell'attenzione adatta: se si perde il filo si finisce per ignorare la valanga di dettagli che sono il cuore pulsante di questo tipo di musica, e i pezzi possono così facilmente trasformarsi in un insopportabile gioco all'accumulo di sboratine innocue, e portarvi a vivere una delle più solenni sciacquature di coglioni che possiate sperimentare. Quindi ocio, siete avvertiti: ascoltate i Pryapisme responsabilmente.

P.S. Il disco si conclude con una COVER de La notte sul Monte Calvo di Mussorgskij.
Verso la fine si sente distintamente l'intro di Sweet child o' mine.
In tutta onestà, credo che quanto ho detto alzi parecchio l'asticella per chiunque d'ora in poi voglia fare qualcosa di valido nella vita, nessuno escluso.
Guardatevi, fate schifo dio porco



Repump the pectine (EP del 2016) è solo una versione ri-arrangiata e risuonata del loro primo (se si esclude Or Bleu del 2003) demo, Pump up the pectine appunto. Ci si trovano già i titoli tragicomicamente lunghi - Les formes syncopales des blocs auriculo-ventriculaires de la myocardite rhumatismale à propos d'un cas ayant nécessité une stimulation endocavitaire transitoire -, il passeggiare a caso tra i generi, l'impronta al parossismo e la supertecnica di tutti quanti i guaglioni presenti. Bèl bèl.
Non perdetevi le chitarre e i fischiettii in stile Sergio Leone in La Noctuelle de Kafka.



Diabolicus Felinae Pandemonium (2017)
Ho decisamente sconfinato e sto post se lo inculeranno in 3, quindi facciamo che vi dico veloce veloce 10 cose che potete trovare qui dentro e poi torniamo tutti a segarci sulla tipa delle Suicide Girls coi tatuaggi di Zelda.

1. Divertente e non sente per nulla il peso di oltre 10 anni di carriera (soprattutto con 9 albums alle spalle, momento in cui molte band sono già diventate la parodia delle proprie emorroidi)
2. Tête De Museau Dans Le Boudoir (Intermezzo) e le Uncle Meat variations di Zappa vanno dallo stesso parrucchiere
3. I franzosi si confermano capaci di un'espressività difficilmente raggiungibile con il solo utilizzo di samples su di un tappeto strumentale. Forse questo sarà davvero il prog del futuro. Attendo i festival dei nostalgici su Trappist-1
4. L'inizio di Tau Ceti Central odora talmente di Sun Ra e di Arkestra che vi sarà difficile non farvi un crescinmano seduta stante
5. Vari spezzoni non sfigurerebbero nella soundtrack di un Crash Bandicoot o affini
6. Non mancano i momenti mambo, e se non s'è capito quello che noi aspettiamo in un disco sono i momenti mambo
7. Forse questo album potete anche provare a proporlo a una festa drogata. Prendetela come un'ordalia: se vi riesce di farvi fare un soffocone consigliando questa roba avete vinto. E contattateci al più presto, soprattutto
8. Le filastrocchine sui gatteeeneeeee
9. Christian Vander druido e nemico della polizia come noi, e ogni disco che contenga un rimando ai suoi mitici Magma è degno di essere sentito (A la Zheuleuleu)
10. In definitiva si può parlare di un disco meno destabilizzante, più danzereccio, che potrebbe rappresentare un flebile passo indietro rispetto all'anarchia grottesca del loro lavoro datato 2013... ma noi non siamo musoni che a ogni colpo pretendono i Lounge Lizards, ergo se rave e fagioli dev'essere, ebbene rave e fagioli sia!


Orbene, la Francia continua a ruggire e a coltivare con affetto la propria scena alternativa, in barba a noi minchioni con gli spaghetti alla mafia e il Colosseo bonificato dal Duce.
Non ci resta che nominare di nuovo un proconsole, invadere la zona e assediare a oltranza il villaggio di questi irruducibili Galli per carpirne il segreto.
Magari stavolta di accampamenti ne piazziamo 5, và.

Il vostro triumviro
Zio Carne


Pryapisme - Hyperblast Super Collider / 2013 / Apathia Records
Pryapisme - Repump the pectine / 2016 / autoprodotto
Pryapisme - Diabolicus Felinae Pandemonium / 2017 / Apathia Records

domenica 22 gennaio 2017

Ascoltate gli Honey For Petzi

Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi.
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi
Ascoltate gli Honey For Petzi. Ascoltate gli Honey For Petzi





Un assaggio:


Merda chi non ascolta gli Honey For Petzi.
LJAPAH


 General Thoughts And Tastes - Honey For Petzi / 2011 / Two Gentlemen








venerdì 13 gennaio 2017

Pleonasmi vol. III, Arti & Mestieri - Tilt




Interno notte. Divano della redazione del Metalzov. Resti di una cena galante. Calici abbandonati sul tappetino-decano plurivomitato tinta Jackson Pollock; qua e là sparse vi sono macchie di miscela di solfiti all'aroma di bonarda. Un paio di mutandine decisamente yè-yè giacciono sopra a Larry Pemfigo, il tucano impagliato. Un reggitette rosa antico langue sul tavolinetto, reperto oltremodo sparuto nella sede del Collettivo (il reggitette, non il tavolino, quello ci sta sempre porcamadonna ma siete seri?). Zio Carne, sul divano, è intento a cambiare l'olio a una recente conquista sessuale. Corpi in dinamica concitata; fragore di padelle e squittii di ghiandole del bartolino.
"Ti piace? Eh? Ti piace come ti spulzello?"
"Sì sìì" gemiti accartocciati "continuaAAAaaaAHHhh"
"Brava, sì, puttana, fai sparire quel siluro... E adesso vediamo di intenderci... dillo!, dai, dillo che ti piace Prick!"
"Sì, ohh, mmhhh...sì SSIIIIIHH, ehm, con Prick, del 1994, i Melvins..." - sonoro pàf pàf - "...danno alle stampe per la -AAH!- la Amphetamine Reptile un OHSSI' un-un disco che potremmo ben dire programmato per far cagare...ma essi sono consci di ciò! ODDEOH sì perfora i cieli con la tua trivellaaaahh"
"Brrrava donzella, sono turgido come uno zeppelin!...Orsù dimmi: e Jello Biafra?"
"E Jello Biafra MUTO!"
"Ekzellente, troia! E adesso girati che ti voglio inculare"
"Sì diocane sborrami fin su nel lampredotto, però ti prego ora metti su gli Heroin in Tahiti che riesco a venire solo con Sun and Violence in sottofondoOhhH..."
Silenzio. Il divano smette di ondeggiare.
La canna di una Desert Eagle scintilla nell'oscurità.
-BLAM!-

Notte fonda. Zio Carne è intento a rimuovere dei denti d'oro a picconate. Il resto della bella figliola riposa già in pratiche vaschette in blocchi da 3,5 etti cadauno. Delle frattaglie ci si occuperà altrove; ma i simulacri degli déi degli abissi disposti in cerchio e il braciere parlano chiaro.
Dissolvenza su nero pece;
in crescendo, il tema iniziale di A dirty shame (John Waters, 2004).

Domando scusa per l'ora, e domando scusa anche per il tono un po' à la Zio Tibia, ma se sono qui a scrivere è perchè, per colpa di quella subcreatura di cui sopra, sono tornati i miei mal di testa. Certe musiche mi sono nocive, mi causano ansia e stress, e il solo pensarci mi lascia sull'orlo dell'Henry pioggia di sangue per giorni e giorni... Ho dovuto riascoltare ben 6 volte quel cerebbèllimo e fantagiocoso Tilt, in analisi in questa puntata, per riprendermi. Che dire? Il titolo assurge all'empireo dei Pleonasmi di Metalzov perchè sì, diocane, perchè è troppo bello. Dove vi ricapita un così bel dischetto dai connotati inconfondibilmente italiot-prog con pochissimi ma ben assestati ganci di jazz e che tiene un tiro così indiavolato per quasi 40 minuti?
Tilt, nome completo Tilt - Immagini per un orecchio, del 1974, si srotola come un concept travolgente a tema tecnologia, concentrandosi però (anzichè sulle paranoie lacrimose da olocausti nucleari o sugli sfasci della bioetica), focalizzandosi, dicevamo, sull'aspetto più vertiginoso dell'avanzare tracimante delle scoperte e dell'incedere fiero del progresso ("Sembra che non ci sia tempo / per aspettare la scienza / per non avere più dubbi / richiedon troppa pazienza" dritto da Articolazioni, uno dei 2 soli pezzi cantati se non erro). I titoli attingono a piene mani da concetti e argomenti che fanno  più o meno parte del bagaglio scientifico di noi tutti, e ci guidano passo passo in una galleria suggestiva e avventurosa, variegata ma in cui ricorrono determinati temi musicali principali, che ci cattura e trascina e diverte, fino alla meravigliosa suite Articolazioni, perla indiscussa e apice del filotto. Tilt convoglia perfettamente le 'immagini per orecchie' del sottotitolo quasi senza usare le parole, e non so proprio come faccia, ma riesce alla stragrande nell'intento di ricreare, probabilmente anche grazie ai violini e alla sezione fiati che impreziosiscono la consueta formazione 'rock', un passo caotico ma organico, metallurgico, potente, piacevolmente disordinato ma senza sconfinare nel robotico e nei geloni del cibernetico che il concept tenderebbe di per sè a richiamare (fatta eccezione per il marasma elettronico di sussulti agonici del breve commiato, non a caso intitolato Tilt). Dunque niente IA genocide, nessuna sindrome post-criosonno, niente matrici musone o grigiori da distopia. Qua si ha più l'idea di solcare tempeste magnetiche di equazioni col vento in poppa, di scorrazzare per le falde spazio-temporali in compagnia di fisici ottocenteschi, a bordo di colossi steampunk con le movenze smargiasse e buffonesche di un Gurren Lagann, bucaiolo d'un dio merda!
Insomma, Tilt - Immagini per un orecchio è area sboroni-free; qui si sborra e basta.
Oh!, tu guarda, la pischella sta avendo delle convulsioni. Si torna a fare la fonduta!...
Lo Zio impugna una brugola e un dildo e si alza. Sarà una lunga notte...

Ora tarda. Ljapah e Sancio rincasano mogi mogi. Scavalcano senza farci caso un mikado di ossicini sezionati e pezzi di costole; nemmeno la vista degli omenti trifolati riesce a ridare loro il sorriso. Crollano in sincrono sul divano. Zio Carne non ha ancora finito di spolpare gli ippocampi della sventurata puttana.
Zio Carne: "Già qua? Non lanciavate la piéce, stasera?"
Ljapah: "Lancio di pomodorini e rafano cotto già alla prima mezz'ora... Forconi e anatema al secondo atto... Comincio a pensare che davvero al popolo bue non interessi una trasposizione integrale de La filosofia nel boudoir in dialetto romagnolo"
Sancio Mattanza recita: "Ve' chì Augustin, fàc sèntar a la sjôra 't Mistival c'at ghè 'n uzèl c'al par coma l'acèdar! ...Eugénie, vòt 'na pjadèina?..."
ZC: "Sembravano scritte apposta per esser dette da voi quelle parole, mannaggia al qohelet"
L: "sigh, sob"
ZC: "Dai, tiratevi su, sono passato dal kebabbaro!" porge loro una delle vaschette colme di carne maciullata.
SM: "Yeah! E pensa che ero sicuro che fossero chiusi oggi..."
ZC: "Eh no, se no starei mentendo!"
SM: "Infatti, se no guarda, avrei fatto quasi quasi 2 più 2 e ti avrei detto che c'entrava con la tipa eviscerata qua in terra!"
L: "Mascherina, ti conosco..!"
Si strafogano. Risate rubiconde.
ZC: "Et in terra pax!"
L: "Animula vagula blandula!"
SM: "E la befana vien di notte!"
L: "...è un molare, questo?"


Il vostro stantuffo implacabile
Zio Carne

Arti & Mestieri - Tilt. Immagini per un orecchio / 1974 / Cramps Records

domenica 11 dicembre 2016

Un post oligofrenico. Deerhoof - Apple O'




Schiamazzo! cinesine! tortelli! fru-fru! ragguardevole! sbilenco! tordi! bombe carta! bombe mela! Xenu! pampurio! Deerhoof! artwork scatologico! scompenzo! paura! delirio! tette sudate! ieratici! pastelli! nane! Yukio Mishima! raggranellare! robots! finocchiona!
Oh, Danny Carey è un cristone tecnico allucinante, Dale Crover è un fottuto golem di mortadella, e quello dei Mastodon avrà sempre la mia simpatia, ma dio bòea se mi obbligassero a scegliere UN soggettone del quale io brami assimilare i connotati batteristici senza se e senza se, credo non avrei troppi dubbi:
io vorrei suonare come il batterista dei Deerhoof.
Tempi sciroccati, claudicanti, carambolosi, qualche anacoreta recensorio d'altri tempi direbbe, con una puntina di dovuto riguardo, 'Shballati ggasàti completamènde fuusi'; una bolgia forsennata travestita da canzoncina bambinesca, dove ad ogni cantone si viene depistati dal tracciato per perdersi felicemente in una fantasmagoria coloratissima e lisergica dove i grandi non vi possono trovare e potete mangiare tutte le caramelle e impalare il gatto e iscrivervi allo IED.
Son brutti i Deerhoof, dioccan. Per carità, sono ben aduso ad ascoltare musica fatta da capolavori d'arte moderna, ma a guardare questi qui vien da toccarsi i santissimi, qua si sfiora la cicciolata di cromosomi, pontefice suide! Eppure fu questo poker di facce da ergastolani pastellosi provenienti forse da un delirium tremens di Wes Anderson (specie la lillipuziana cantante/bassista Satomi Matsuzaki) a darmi la prima sberla.
Li ascolti e vualà, vieni caramellato all'istante da questa scarica senza quartiere di vocine arraglia-pedofili (la cantante giapponesina canta esattamente col timbro e l'accento che ti aspetteresti da una cantante giapponesina nana stereotipata che non sa l'inglese, già solo per questo si meritano il Merda Dio d'oro 2016), vocine sborrolente dicevamo, tempi sbolognausen indiavolati, epidurali chitarristiche kawaii plìn plòn plìn che non sai più dove ripararti da tutta questa dolcezza esuberante. Ma cogli subito che l'apparente tenerezza è messa lì al solo scopo di renderti più conturbante il miscuglio misterioso di risibile e corrosivo che la band erige con occultata maestria; la struttura dei pezzi è quanto mai svèrgola e divergente, e non lascia davvero mai intravedere con cosa potrebbe uscirsene di lì a 10 secondi (debbo spiegare perchè ciò è una nota positiva?); soprattutto, non degenera mai nello sboronismo tecnicistico o men che meno concettuale: ogni intuizione è posata lì con nonscialanza per passare subito ad altro (pregio ben maggiore, direi). E a quel punto non ti resta che impostare la modalità berserker e immergerti nel magma zuccheroso definitivo per i pochi, pochissimi minuti del disco e lasciarti spolpare affettuosamente da questi Mr. Bungle coi campanellini ai piedi.
Un ibrido timido e geniale, un mostro tenero e spastico che sarà impossibile non adorare e che vi metterà addosso un'ansia tremenda grazie ai vocalizzi da banshee prepubere della microscopica Satomi e ai clamorosi rimpalli basso/batteria/basso/basso/chitarra/chitarra l'altra/basso/pirgopolinice/batteria che non vi lasceranno un attimo di sana narcosi; ma, per i motivi suddetti vi instillerà anche un fottuto buonumore stronzolo, virtù, quest'ultima, che sempre più di rado mi trovo a riscontrare nell'ascolto di un disco.
Non che ci sia molto altro da dire.
Più brutti dei Boris,
più dissennati dei Melt-Banana,
più scostanti dei Pixies,
più epocali dei J Church,
e via di altri paragoni fintamente affettati.
Una mestolata di infantilismo puro, un chilo di dado e vi ritrovate i Deerhoof. La cosa musicalmente più simile ad un incrocio carnale tra Napoleon Dynamite, Scott Pilgrim e le Plumtree (che poi sempre con il Pilgrim hanno a che fare).
Gli alfieri dell'existential-manga-alternative.
L'indie mongo-dada del futuro.
Il disco perfetto per sminare zio Tebaldo a colpi di fruttini.
Perchè i Deerhoof sono così, disturbantemente giocosi e dolcemente encefalitici; e chi sono io per non lasciar spurgare neanche un po' di dolcezza adesso che a giorni si festeggia l'eviscerazione di Nostro Signore..?
Bòn. Questi sò i Dirr'ùff, e ci ricordano che leggerezza d'atmosfere non fa per forza pendant con sanità mentale. Questo è Apple O'. Tutti l'altri levarsi dai coglioni e stu-dia-re.
Pure te, Ariel Pink, di fronte a questi puoi accompagnare solo.

Il vostro eliogabalico
Zio Carne

Deerhoof - Apple O' / 2003 / Kill Rock Stars, 5 Rue Christine