venerdì 21 luglio 2017

“Quel tipo è troppo abbronzato.” SPECIALE RUBRICA ESTIVA #4. POWOW!

Porca merda! Dovevo scrivere ieri per la rubrica estiva del Collettivo ma mi hanno rapito gli alieni oppure la mia ricerca è stata mangiata dal cane. 
Comunque! Ljapah la casinistainrusso presente! Lezgò!

Duo eclettico. Duo eccentrico. Duo appariscente. Duo chiassoso. Duo balzano. Duo malsano. Duo fantascientifico. Duo bizzarro. Duo balordo. Duo trasformista. Duo alieno.
In realtà non è un duo, cioè forse lo è stato inizialmente, ma poi attorno ai californiani Byron Blum e Melissa Blue (così paiono chiamarsi anche se sembrano più nomi per località plutaustraliane) ruotano ad un certo punto strambi individui che decidono nel corso della storia di partecipare alla follia powiana: esempi sono il synth entusiast Aaron Dikon e un certo Seth Sutton alla batteria. Sappiate che non ho lo sbatti di fare ricerche su chihasuonatoquandoepoiseneèandatooppureno. Non l’ho capito e forse non mi interessa. Ciò che a vista colpisce ribadisco che è quello strano, malato, multiforme, multicolore, multisostanza, multiconsistente DUO: i POW!

Foto scattata da me

Li ho visti dal vivo una volta, totalmente per caso, insieme ad altri gruppi più o meno schizzati di loro. Non sapevo nemmeno come si chiamassero però li ho trovati. Insomma, è difficile scordarsi di una strana e vistosa bambola biondiccia anni ‘50 dietro a dei sintetizzatori sulla quale per tutto il tempo ti sei posta domande piene d’inquietudine tipo… Sarà un robot? Suonerà per davvero? L’ECG sarà piatto? Sarà un prototipo di arma contenente VX che gli USA mandano qui per ucciderci tutti?
E Byron, mah. Quell’uomo non lo capisco. E nemmeno quella donna (riferendomi sempre a Byron). Personaggio camaleontico, come la Melissa. Ma non vi svelo di più, guardatevi qualche video (https://youtu.be/MLITMVGJk4s).
Per quanto riguarda lo stile, altra cosa che può colpire eccome, come il sole che ti picchia in testa togliendoti l’ultimo barlume di coscienza mentre sorseggi la cinquantesima birra straccia ad un festival niente male, si tratta di un mix di più robe. Preponderante è l’elettronica chiaramente. Poi la chitarra garage. La voce mai uguale. Un organetto che ogni tanto ti salta fuori. Il ritmo psicotropo e martellante di molti pezzi. Il tappeto graffiato di rumore sempre di fondo, come base di ogni brano. Qualcosa di horror-new wave. Una punta di indie-pop. Revival punk con suoni da videogioco. Narcotizzantebarraepilettico. Sintetico.
I POW! li consiglierei come cocktail tossico da degustare quest’estate magari con un po’ di ghiaccio dentro, MA in compagnia e non mentre si guida.


Siate prudenti,
Ljapah

Non metterò riferimenti discografici.

giovedì 13 luglio 2017

"Quel tipo è troppo abbronzato." SPECIALE RUBRICA ESTIVA #3. Il secondo tragico Misantropo a senso unico


Mi sento di stare sul sociale giusto un poco, in onore del Ragioniere nazionale che qualche giorno fa ci ha lasciati. Non sapete quanto mi stia sul culo parlare di qualcosa che stanno tirando in ballo tutti, ma sono sicuro di poter parlare a nome di tutto il Collettivo, oltre che di chicchessia dei nostri compagni di bricconate, se dico che se n'è andato uno di quelli davvero in gamba. Un omaccio triste e malinconico, con ben poche speranze riguardo i suoi simili, che ci ha fatto sganassare dal ridere su qualcosa che in sostanza era: vita grama, vita corta, testa bassa zittoemosca e prendersi gli scappellotti. E più si invecchia, più sentiamo la pusillanimità e il tedio tipico della routine di Ugo F. inzupparci il collo e i calzini. O forse sono i 38 gradi all'ombra misto palude. Chiederò il riscontro del moviolone più tardi.
Star sul sociale, dicevamo. E cosa c'è di più politicamente impegnato di una valanga di odio e urla belluine, con 4 bestie senza dio che ti assaltano con la bava alla bocca, ricoprendoti con una colata di calcestruzzo composta diciamo da "tutto quello che è da considerarsi dannoso e fortemente antisociale, contro ogni buon senso comune, indubbio parto anale di una mente mal tarata, e comunque tutta roba da evitare come la lebbra se stai scrivendo una canzone"? Bèh, la lebbra ci piace e ne lecchiamo le ferite con fervore, quindi avanti tutta! ...Ecco che ripenso infatti al - forse - unico gruppo italiota rimasto fedele ai propri furiosi, dissennati e disperati propositi dopo molti anni di carriera, ancora soli, violentissimi e disgustosi, farciti di malessere come dei babbà, e un un quintale di sugna e nichilismo a guarnire il tutto. La musica poi, neanche dirlo, un balletto forsennato di motoseghe che profanano crani di bimbi. Il grind e l'arcòr, insieme, al servizio del disagio. Le leggende nostrane del dissenso intransigente all'animale politico ("Rapporto interrotto per mancanza di contatti. Rapporto interrotto per metastasi del sistema etico/morale.") e all'umano in genere. Non c'è scampo per nulla, sia libertà, amore ("Il sentimento non è amore, è stare in gabbia con un altro. Morto."), fede, impegno, lotta ideologica ("tu non vuoi confronto, ma netta separazione / e l'uomo-carnefice non ti prende in considerazione. Guarda cosa fai / Dimmi perché lo fai / Oggi dove stai? Cosa ti precluderai? Femminista di merda!"), buoni propositi, qualità, convenienza, cortesia, simpatia, porco dio, và in casino
Quel che ci vuole per onorare degnamente l'eredità di consapevolezza ricevuta - anche - grazie al nostro Ragioniere dell'Ufficio Sinistri.

Ora però ho bisogno di tirarmi su, e questo vuol dire solo una cosa.
E' quasi mezzanotte. Verso il burro. Soffrittone doppio con supplemento d'aglio. Spalla cotta d'antipasto, con giardiniera a parte. Cappellacci allo stracotto affogati in crema di parmigiano. Lampascioni pucciati nella Poretti. Pomodori secchi e crostini bruciati nel sugo. Cotiche ubique. Panini all'odio. Dio è solo merda. Viva il nulla.
Domani colazione col Bafometto.
E' il 2000. Cripple Bastards. Misantropo a senso unico.



"Lei gioca a stecca?"


Il vostro blèc blòc con le crocs
Zio Carne

Cripple Bastards - Misantropo a senso unico / 2000 / E.U. '91

giovedì 6 luglio 2017

"Quel tipo è troppo abbronzato." SPECIALE RUBRICA ESTIVA #2. Non so se si capisce dall’articolo, ma a me gli Zen Circus piacciono


È la vostra Ljapah la guapa che scrive per tenere acceso il lume della nostra nuova rubrica estiva che parla di abbronzature.
Questo è il secondo attesissimo appuntamento e dopo il mash up sfrontatoatratticatastrofico made in U.S.A. di Neil Cicierega passeremo ora ad un banalissimo pop rock cantautoriale made in Pisa. Oggi sono in vena di segnalare gli Zen Circus.




State buoni, lo so che probabilmente van di moda adesso (mi dicono dalla regia) e infatti al loro concerto c’erano cani, porci e anche vacche, soprattutto quelle che ti spintonavano per correre in prima fila con la faccia ad altezza pacco di Appino. Però me ne fotto. Se avete problemi non leggete o mandateci messaggi offensivi.
Gli Zen Circus sono un gruppo curioso perché oltre a sembrare tre zingari mal lavati e poco “puliti”, hanno anche alle spalle una storia di buskeraggio: cosa sempre appetibile ed interessante se avete una visione romantica del mondo. Poi una mattina, sul tardi, svegliandosi con il sole che gli accecava un occhio, hanno capito che non è così che si campa e quindi ci hanno dato sotto.
Li ho sentiti suonare dal vivo mesi fa, non per strada ma su un palco. Non mi aspettavo di certo tre cavalli pazzi a quella maniera (vorrei ricordare che in realtà erano in quattro perché assieme a loro c’era un chitarrista immagino turnista non indifferente).
Insomma se volete un concerto fighetto di gente impostata andate a fare in culo o a sentire Le Vibrassioni (se non sono ancora stati debellati con qualche vaccino, cosa molto difficile perché alle mamme piacciono).
Lì invece vedi ‘sti tre/quattro vestiti da residuo della Caritas che saltano e corrono (insomma fanno una seduta in palestra più che un concerto) fino a che non arriva il momento di cantare, dopo aver fatto più o meno quei 200 km di corsa, e Appino cosa fa? Canna in pieno il testo! Più volte!
Il tutto mi ha divertito molto, e per “tutto” intendo il concerto nel suo insieme non solo le steccate del bell’Appino. Io li andrò a risentire il 15 luglio in provincia di RE e ve li consiglio. L’entrata dovrebbe essere free quindi mal che vada ci perdete un po’ di benza, dai.
Quella volta là avevano una bella energia sul palco. Il genere può piacere o meno chiaramente, però se apprezzate i testi che han qualcosa di strano da dire e la musica un po’ alternativa ma non troppo,  potete venire che beviamo una birra insieme (si fa per dire).
C’è da dire che qualche pezzo mi fa cagare perché sembra una palesissima scoppiazzatura del buon vecchio De André. Però dal vivo non mi sembra compaiano quei brani.
E comunque che cazzo conta convincervi? Che cazzo contano le chiacchiere? La rubrica è estiva ed è nostra, ciò significa che noi consigliamo a voi degli intrugli musicali da consumare in estate. Ergo per tagliar corto che devo andare a mangiare pane e salame, consiglio gli Zen Circus, specie se dovete intraprendere un viaggio in auto per il paese che sembra una scarpa. E basta che sia estate.

Un assaggio:
https://youtu.be/ZCAK8OsXIco

E ora silenzio,
Ljapah 

The Zen Circus – Andate tutti affanculo / 2009 / Unhip Records, La Tempesta Dischi

giovedì 29 giugno 2017

"Quel tipo è troppo abbronzato." SPECIALE RUBRICA ESTIVA #1. Neil Cicierega - Mouth Moods (2017)

ovvero
La gentrificazione della top chart hit


Oggi mi sono allacciato le scarpe al primo tentativo; travolto da questo ciclone di serendipity è chiaro che non potevo starmene con le mani in mano:
bisognava creare una rubrica estiva.
Ordunque, la sfida alla nostra oramai conclamata improduttività è lanciata:
10 settimane; 10 puntate; 10 albums; 10 stringati consigli e/o sconsigli per allietare un'estate all'insegna della pesca di frodo, dell'innalzamento di obelischi a Thoth e della balneazione a Innsmouth. Ci proviamo almeno. Dàghe col primo manicaretto.

Zio Carne, il vostro sommellier di diarrea preferito, aprirebbe le danze con un finissimo prodotto della manifatturiera arte del mash up, vale a dire l'ultima fatica dell'enfant prodige del taglia-e-cuci musicale 4.0, il Feldmaresciallo del mongolismo internettiano, uno degli Inventori dell'umorismo cibernetico come lo conosciamo: parlo di Neil Cicierega.



Costui, quatto quatto, ha creato l'animutation, ovvero lo stilema nel quale oggi si muovono volenti o nolenti un po' tutte le animazioni del cazzo idiote e conturbanti che infestano il Tubo. Il bel Neil da anni sforna peraltro vagonate di dischi sotto il progetto Lemon Demon (dai titoli soavemente gonfiaglande come Dinosaurchestra e affini). Sta anche con una ragguardevole bernarda. Ma è con i suoi mirabili lavori di tagliuzzamento di classici della pop music che mi ha solleticato oltremodo le grifagne onecchie, e il fresco Mouth Moods ne è la stella più fulgida. Non mi sogno nemmeno di togliervi la delizia di scoprire (nel caso non lo aveste mai sentito nominare, alla fine qui da noi l'ho sentito menzionar poco) perle nate dal più puro e schizofrenico artigianato, da un labor limae che finisce per rendere le tracce sacrificali offerte in libagione all'imberbe satanasso irriconoscibili ed esilaranti, tanto da farne un cortocircuito danzereccio per mutilati psichici, dando un aroma tutto nuovo e fresco anche a esecrabili canzonette o jingle dell'era d'oro di Mtv che riuscivano a darci l'atrabile seduta stante. Non mancano eroiche misture transgenere al limite della bestemmia (Under Pressure e gli Smash Mouth, a questo giro sopra tutto e tutti).
Scimmia istantanea garantita. Riderete come palotini alle prese col primo pestaggio.
Mi limito a mettere il soundcloud visto che i Cavalieri del Cazzo e della Merda non trovano di meglio che segnalare i suoi video a destra e ammanca per violazione dei gobiràitt.
Solo robba di qualità qui, scordatevi le copromachie di sedicenti rapper milanesi ciùla protetti dai poteri forti, Despacito ve lo mettete nel culo


In poche parole, QUESTO è l'easy listening che noi vogliamo. E ogni metalzovista che si rispetti dovrebbe pensarla come noi, porco di un cristo lurido

 Il vostro ermeneutico
Zio Carne

Neil Cicierega - Mouth Moods / 2017 / autoprodotto

mercoledì 24 maggio 2017

Gateau di corvi con marmellata al lappone: Havukruunu - Kelle Surut Soi



מַה שֶּׁהָיָה הוּא שֶׁיִּהְיֶה וּמַה שֶּׁנַּעֲשָׂה הוּשׁ
  שֶׁיֵּעָשֶׂה וְאֵין כָּל חָדָשׁ תַּחַת הַשָּׁמֶשׁ
"Giorno nuovo, stessa merda", diceva Qoelet, e certo aveva ragione, però se ti piace sguazzarci non è poi brutto come sembra. Io è qualche anno che mi annoio, musicalmente parlando, e ripesco di continuo dagli anni '80, ma soprattutto '90, perchè ci son rimasto, e mi muovo poco da quei canoni lì: sono pigro, lazzarone e autoreferenziale.
Detto ciò veniamo al secondo LP di sti finnici, che altro non sono che Moonsorrow Hornazzati con, non so, un tocco di Immortal, Bathory e Windir. Beh, non suona così male in effetti...
NO DIO CAN, male per niente! Il duo (?) ci dà in pasto esattamente (suppergiù) lo stesso polpettone paganoepicolentopoivelocearpeggiocoroscreamcavalcataefuriasbemsbemsbem
che ci siamo trangugiati centinaia di altre volte e... porcamadonna che buono è.

Katso merta

S. Mattanza

Havukruunu - Kelle Surut Soi / 2017 / Naturmacht Productions

domenica 7 maggio 2017

#CuoreDiCarne: Neurosis - Through Silver in Blood (1996)



E' un periodo in cui mi sento in dovere di tirare alcune somme da quello che sto ascoltando prima di cianciare qui, perciò spezzo il silenzio ahimè lungo per buttare un piccolo bonus.
Siccome viva la fantasia, con l'odierna nascente rubrica vorrei parlare in sintesi di alcuni dei dischi che hanno forgiato il mio spirito e che mi hanno reso il supercarismatico spaccafregne che sono oggi. Sto giro si va di Neurosis.
Saltando lapalissiani convenevoli che appesantirebbero il post con informazioni e coordinate del cazzo e della merda facilmente raccattabili altrove, incensiamo un pochino Through Silver in Blood (fratellino più feroce e debordante del - forse - capolavoro di piena maturità Times of Grace), che si incastra all'esatto giro di boa del periodo più fruttifero e ispirato di una delle formazioni maggiormente influenti del bel periodazzo dei '90.

Se dovessi pensare a cosa succede ad una mente che si frattura e collassa nell'orrore del fuoco nero che si rivolta tra le fibre più intime del nostro essere, del nostro sentire, non avrei dubbi. Questo disco è un'incursione in una batisfera scricchiolante laggiù in fondo, armati solo della nostra pellaccia rancida. 70 minuti di apnea in un cuore magmatico, il nostro, in una matassa di inquietudini che non c'entra un cazzo con esoterismo, culti bislacchi, satanassi, adorazione di nerchie di maiale o smembramenti rituali. Male puro e inesplicabile, fatalismo, la percezione dell'irrecuperabile immobilità e inutilità di ogni cosa: questi gli ingredienti del malessere compatto, assoluto che faranno sì che queste 9 tracce vi si insinuino nel sistema limbico e vi consumino ad un livello più ancestrale rispetto a quello che può farvi una enumerazione delle virtù di Belial, o un catalogo di crocifissi che torturano sfinteri. (Ve lo dice un grande amante del black e del gore tout-court eh, non fraintendete.)
Mi pare lampante dalle prime battute dell'incedere tribale della title track che questo è un disco fatto per essere inconcepibile, sconsiderato, sconvolgente, oltre che difficilmente riproponibile (è tuttora uno dei meno suonati ai concerti) in virtù di una scelta di missaggio inesplicabile e ai limiti dell'udibile, nonchè della masnada di effettaggi mostruosi che bombardano e saturano ogni anfratto delle tracce; i bassi, sempre di prim'ordine nei lavori del sestetto di Oakland, qui raggiungono un apice di crudeltà e terremototraggedia mai più ripetuto nei lavori seguenti... Per non parlare delle voci:  irriconoscibili, agghiaccianti, da incubo.
Segue Eye, l'assenza totale di melodia su cui spiccano le urla sguaiate di un combo Kelly/Von Till che non sarà mai più così raggelante;  abbiamo i 12 minuti di mantra doom-sludge di Purify; il centro più sofferente di Locust Star e Strength of Fates; il mormorio di Become the Ocean che ci prepara allo sfacelo finale del dittico Aeon - Enclosure in Flames, pronto a strapparci di dosso gli ultimi filetti di carne rimasti a ricevere i colpi di una tempesta di spilli.
Von Till, Kelly e compagnia cantante in stato di grazia (senza tralasciare un mirabile Billy Anderson a curare la produzione insieme alla band) realizzano un glifo, un artefatto degno del cubo di Clive-Barkeriana memoria in grado di sbrigliare un mondo fatto di abissi gorgoglianti e al contempo di infinite distese di nulla, in cui entità prive di luce, non meno fredde delle acque piatte dei laghi salati da cui emergono o delle pareti di antracite nelle quali sono incastonate, torreggiano e terrorizzano, in silenzio. Noi assistiamo alla tragedia che si dispiega e abbraccia tutto, non possiamo fare alcunchè se non vedere, senza nemmeno ben sapere perchè; cercare riparo dalla marea, dal vento sarebbe inutile. Restare qui ci consumerà fino all'ultimo granello di niente, ma almeno avremo visto.
Through Silver in Blood è davvero tutto qui: dissonanze continue, ritmi possenti, spossanti e spietati, atmosfere opprimenti, urla inumane, uso massiccio di sintetizzatore e piano, un violoncello, una cornamusa, ondate di riff tellurici e scriteriati che esplodono solo per lasciare spazio a un'altra bonaccia, un clima di sostanziale inconsolabilità che ci inzupperà come un bel savoiardo fracico. Uno dei pochissimi album che riesca così bene nel suo intento di trascinarci in un gorgo di incomunicabile disperazione - uno all'altezza può essere Stormcrowfleet* degli Skepticism. Sono comunque pochi per me, andando così a memoria.

Infine, i testi. Piuttosto di girarci attorno con parole che non saprei neanche usare bene, dirò semplicemente che i testi dei Neurosis mi mettono paura. Non mi sono manco mai messo a cercare i termini che mi apparivano meno chiari; mai ho tentato di dare un significato mio a lyrics così piene, dure, senza fronzoli, granitiche come la musica che illustrano; sul serio, come si fa a dormire sonni tranquilli dopo che hai letto roba tipo "Drowning in the birth / Place of the sun / Descending the path / Of an ascending god / Purify my hells to / Climb the heavens / Sacrifice the flesh / Feeding solar visions"
o
"Blazing eye sees all / Nature of firey triumph / Patterns unfold / Whispers revealing / Path of spiral reaps / Fetal buried gold / Humbled in the womb / A centre opens / To the unknown" ?
Queste non sono parole: sono talismani, formule sacramentali in forma di indovinello per evocare davanti ai nostri occhi l'abisso che siamo noi stessi e per venirne inevitabilmente divorati.
Userò un estratto da un pezzo degli Uochi Toki che rende bene quello che l'ascolto dei Neurosis mi incute. Alla prossima, buonanotte e buone botte al cristo canaro.
"Vedo esistere entità provenienti da una dimensione senza forma e senza nome, solo che a differenza di uno Cthulhu o Yog-Sothoth non sono necessariamente nefaste od orrorifiche e nemmeno candide e benefiche: sono volontà ermetiche, autonome, che percepisci per un attimo, che appaiono evocate da formule magiche, non ancestrali od arcaiche, bensì nascoste nelle frange invisibili del caso, in un presente che non può essere toccato."

Il vostro totem di dolore
Zio Carne

*un grazie a Sancio Mattanza, in ritardo di qualche anno

Neurosis - Through Silver in Blood / 1996 / Relapse

venerdì 31 marzo 2017

S.P.Q.F. - Sono Priapici Questi Francesi! ovvero: PRYAPISME - 3 dischi per guadagnarsi una diffida




Nell'immagine: un ascoltatore del nuovo prog-metal francese
fa sfoggio delle sue palesi superiorità evolutive


Due mesi.
Più di due mesi che il Collettivo non aggiorna una fava di cristo. Ma son tempi duri in cui la vita vera bussa alle porte, perdonateci. Affitti da pagare, giovani anime da circuire, conti da far quadrare con il sangue. Come se non bastasse: il buon Sancio è andato a bonzi durante l'inverno e mo' sta smaltendo l'elefantiasi, e Ljapah è ancora presa con il suo allestimento di pastasciutte da parata. Io sono stato purtroppo impegnato a procurarmi un nuovo organismo ospite, per poi ritrovarmi infognato tra capo e colon in un bailamme controspionistico-rocambolesco tra il Cairo e l'Europa continentale in stile V. di Thomas Pynchon e, cribbio, quanto mi manca il tocco di quell'eunuco maltese sul mio corpo...
Ma basta pugnette e veniamo alla segnalazione odierna! Asciugandomi lacrime di sperma amaro ripenso alla fuga interdoganale che mi ha portato fino in terre transalpine e nondimeno ad imbattermi in un'entità curiosa e falotica.
Tenetevi forte merde, che per farci perdonare oggi si parla di 3 dischi. Dei Pryapisme, per giunta.
E quindi, come un novello ispettore Clouseau della Sûreté, con gioia vi invito ad accomodarvi nella stònsa, stiamo per iniziare...

Un antro fatato nei pressi di Limoges e non lontano da Vichy, quella Clermont-Ferrand compres(s)a tra il bacino della Loira, Lione, la Turenna che ancora emana afrore di Rabelais; da qui, ormai da oltre una decade prorompono gli impasti sonori sboronissimi di un gruppetto di giovani amanti della figa e della sperimentazione ma quella fatta con piglio scemotto, quella che piace a noi, insomma #inculoaMaxRichter is the way a-ha a-ha I like it.
Il nome Pryapisme, oltre che all'amore per la bagiongia e le goliardiche fanfaluche affini all'autoctono autore del Gargantua, rimanda anche alla fisiologica reazione che l'ascolto della loro musica scatenerà in voi (se di lor siete degni). Ma credo basti la prima manciata di secondi del loro superlativo lavoro del 2013 Hyperblast Super Collider per farsi un'idea di quanto questi carichino sulla briscolina.
Lo ammetto, da buon nabbo rincoglionito dalle serate Erasmus non diedi loro il giusto credito così, di primo acchito. In pratica: un umile simpatizzante di break-core, glitch-core e chiptune beverina come il sottoscritto pensò tutt'al più a dei fratelloni più coglionazzi e scafati degli Anamanaguchi, o ad un ensemble di metallari con una platonica attrazione per un Venetian Snares, diciamo così. Andando al punto, "Heh-heh bella programmazione, giovane padawan, ma invero costoro non suonano", disse la merda. Successe anni fa, e di recente mi sono reso conto che invece un bel cazzo. SUONANO. TUTTO.
Chiaro che, alla luce di questa rivelazione, pensare alle partiture che i gonzi realizzano e performano in modo impeccabile fa giustamente esplodere i calzoni! [e chiaro che fa sborare dall'ano ancor di più se si pensa che qua da noi scimmioni si fa tuttora a gara a chi mette più in alto nelle top ten untermenschen del calibro di Calcutta, Pop_X o i Thegiornalisti vaccamadonna il male anale]
Manco si riesce a star dietro alle piroette che questi fottibaguette ti piazzano lì come nulla fosse, pronti a pisciarti in culo cambiando completamente genere e registro ogni 8-9 secondi e continuando così, lasciandoti sempre più fuso e deconcentrato, spostando ancora il focus del pezzo, o del riff, qualche centimetro più in là di dove tu credevi si andasse a parare; e così via, prendendoti per il culo e deliziandoti ad libitum (parliamo di pezzi che mediamente vanno sempre oltre i 5 minuti), come un folle carosello cyberpunk fuori controllo che ti frolla l'anima dritto dalle orecchie e continua a girare, girare...
Ma come assimilare un guazzabuglio assordante di synth isterici, batteria tra la mazurka e il blast beat più forsennato, chitarre birichine e una bulimia di campionamenti quasi insostenibile? Semplice, si inventa un genere. Difatti la gabola è presto spiegata: i simpatici smargiassi magnalumaghe nemici dell'igiene rettale hanno coniato un termine per definire la propria roba, e attorno a tale, unico, concetto si attorciglierà l'intera loro composizione; si parlerà quindi da qui in poi a ragion veduta di rococo-core; e, come in tutte le opere di genio, non è la noiosa domanda "Ma come gli è potuto passare p'a capa?" a sorgere, bensì un sornione "Non poteva essere diversamente!".
Rococo-core parla da sè: chiassosità, sbrodolate di note tra il barocco e il funambolico, tempi più dispari delle dita di un napoletano a capodanno, moltitudini di scambi e tracce a spruzzo molesto, fregi di samples che colano dalle fottute pareti (arriviamo ad apprezzare le fusa di un gatto) e centinaia di riferimenti più o meno alti (stralci di frasi da filmozzi italioti di serie b sono sempre ben accetti); aggiungiamoci un onnipresente gatto certosino satanista che fa capolino da ogni pertugio e les jeux sont faits, cochon de Dieu! 
S'è fatta una certa, quindi direi...guida all'ascolto! In ordine di come li ho sentiti, poche pugnette:


Hyperblast Super Collider ci accoglie come un Max Hardcore dei tempi d'oro accoglierebbe una implume e timorosa Piper Perri, ovvero con una colossale sburrata sulle gengive ridendo e scatarrandoci addosso e pigliandoci a sganassoni sulle orbite, lasciandoci zuppi e annichiliti per alcuni lunghi attimi di rabbia e vergogna; ed è allora, dopo l'iniziale sbigottimento, che capiamo, capiamo di aver sempre voluto fare la p u t t a n a, e più di tutto godere dell'essere vessati e soverchiati dall'altrui magnitudine amatoria. Il festone che i Nostri mettono su è un turbine di idiozia e creatività che azzardo a definire patafisico, ma che per motivi che non debbo aver afferrato sto misturone non è nè ripetitivo nè indigesto, magniloquenza e divertimento si alimentano a vicenda; così tanta carne al fuoco, così tanto sfarzo, eppure vogliamo solo tenere il tempo, pogare e tirar giù le pareti a craniate ululando Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn! Andando così a memoria, solo i Mr. Bungle sono riusciti in questo intento d'alta cucina, soprattutto in quella pietra miliare che è Disco Volante (1995). E pensare che costoro non possono contare nè sulla voce nè sul carisma belluino di un Mike Patton, che nel dubbio aiuta sempre. E' proprio questo che mi sono sembrati i nostri puzzoni d'oltralpe, dei Mr. Bungle nerdissimi e goliardi che hanno filtrato come bivalvi coglioni e assimilato avidamente un po' tutte le correnti che hanno maggiormente caratterizzato il post-2000 in merito a musica e arti visive nel boschetto al limitare tra cultura pop e humus alternativo: il sincretismo, il ritorno di fiamma per i giochini a 8 e 16 bit, il mash-up e il citazionismo, la neopsichedelia et affini, le atmosfere acide e disturbanti che ricordano videogiochi come quelli di Suda51. Inutile che vi dica che il postmoderno cola come blob da ogni poro di questo gioiellino, e un sano infantilistico trashume gli fa compagnia più o meno ovunque. Schioppatevi il video di "Un druide est giboyeux lorsqu'il se prend pour un neutrino" per vivere un'esperienza ai limiti della gorestorm.
Sentirete trombe, fisarmoniche, clarinetti e bonghi infiltrarsi tutti assieme su di un riff black metal violentissimo; gioirete mentre violini e frotte di tunz tunz accompagnano con egual grazia temi degni di un livello di Kirby; potrete bearvi delle clamorose rullate thrash interrotte da marimbe e miagolii di dolci gattini, per poi planare sotto cascate di cacofonie e glitch che farebbero commuovere il Fank Zappa di Jazz from Hell. E poi ancora sassofoni (con doverosa strizzata d'occhio all'idrofobo Zorn), momenti in stile big band, ocarine, grind, piano bar, il rumore di Super Mario che magna il fungo... è davvero la sagra della bernarda per noi che ci arrapavamo con Carry stress in the jaw e allestivamo messe negre con sotto Ma meeshka mow skwoz, sempre dei succitati Messer Bungle. Mai come oggi è corretto dire che forse qui dentro c'è quasi tutto il sentibile (e mobbasta anche).
Ogni traccia dell'album, nonostante la durata ragguardevole (54 minuti per chi bazzica in questo non-genere sono un'eternità), è degna di moltissimi ascolti, a patto di avere una soglia dell'attenzione adatta: se si perde il filo si finisce per ignorare la valanga di dettagli che sono il cuore pulsante di questo tipo di musica, e i pezzi possono così facilmente trasformarsi in un insopportabile gioco all'accumulo di sboratine innocue, e portarvi a vivere una delle più solenni sciacquature di coglioni che possiate sperimentare. Quindi ocio, siete avvertiti: ascoltate i Pryapisme responsabilmente.

P.S. Il disco si conclude con una COVER de La notte sul Monte Calvo di Mussorgskij.
Verso la fine si sente distintamente l'intro di Sweet child o' mine.
In tutta onestà, credo che quanto ho detto alzi parecchio l'asticella per chiunque d'ora in poi voglia fare qualcosa di valido nella vita, nessuno escluso.
Guardatevi, fate schifo dio porco



Repump the pectine (EP del 2016) è solo una versione ri-arrangiata e risuonata del loro primo (se si esclude Or Bleu del 2003) demo, Pump up the pectine appunto. Ci si trovano già i titoli tragicomicamente lunghi - Les formes syncopales des blocs auriculo-ventriculaires de la myocardite rhumatismale à propos d'un cas ayant nécessité une stimulation endocavitaire transitoire -, il passeggiare a caso tra i generi, l'impronta al parossismo e la supertecnica di tutti quanti i guaglioni presenti. Bèl bèl.
Non perdetevi le chitarre e i fischiettii in stile Sergio Leone in La Noctuelle de Kafka.



Diabolicus Felinae Pandemonium (2017)
Ho decisamente sconfinato e sto post se lo inculeranno in 3, quindi facciamo che vi dico veloce veloce 10 cose che potete trovare qui dentro e poi torniamo tutti a segarci sulla tipa delle Suicide Girls coi tatuaggi di Zelda.

1. Divertente e non sente per nulla il peso di oltre 10 anni di carriera (soprattutto con 9 albums alle spalle, momento in cui molte band sono già diventate la parodia delle proprie emorroidi)
2. Tête De Museau Dans Le Boudoir (Intermezzo) e le Uncle Meat variations di Zappa vanno dallo stesso parrucchiere
3. I franzosi si confermano capaci di un'espressività difficilmente raggiungibile con il solo utilizzo di samples su di un tappeto strumentale. Forse questo sarà davvero il prog del futuro. Attendo i festival dei nostalgici su Trappist-1
4. L'inizio di Tau Ceti Central odora talmente di Sun Ra e di Arkestra che vi sarà difficile non farvi un crescinmano seduta stante
5. Vari spezzoni non sfigurerebbero nella soundtrack di un Crash Bandicoot o affini
6. Non mancano i momenti mambo, e se non s'è capito quello che noi aspettiamo in un disco sono i momenti mambo
7. Forse questo album potete anche provare a proporlo a una festa drogata. Prendetela come un'ordalia: se vi riesce di farvi fare un soffocone consigliando questa roba avete vinto. E contattateci al più presto, soprattutto
8. Le filastrocchine sui gatteeeneeeee
9. Christian Vander druido e nemico della polizia come noi, e ogni disco che contenga un rimando ai suoi mitici Magma è degno di essere sentito (A la Zheuleuleu)
10. In definitiva si può parlare di un disco meno destabilizzante, più danzereccio, che potrebbe rappresentare un flebile passo indietro rispetto all'anarchia grottesca del loro lavoro datato 2013... ma noi non siamo musoni che a ogni colpo pretendono i Lounge Lizards, ergo se rave e fagioli dev'essere, ebbene rave e fagioli sia!


Orbene, la Francia continua a ruggire e a coltivare con affetto la propria scena alternativa, in barba a noi minchioni con gli spaghetti alla mafia e il Colosseo bonificato dal Duce.
Non ci resta che nominare di nuovo un proconsole, invadere la zona e assediare a oltranza il villaggio di questi irruducibili Galli per carpirne il segreto.
Magari stavolta di accampamenti ne piazziamo 5, và.

Il vostro triumviro
Zio Carne


Pryapisme - Hyperblast Super Collider / 2013 / Apathia Records
Pryapisme - Repump the pectine / 2016 / autoprodotto
Pryapisme - Diabolicus Felinae Pandemonium / 2017 / Apathia Records